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Maggiora 2026: le finali che hanno rimesso in ordine l'Europa

11-13 settembre 2026 · Maggiora Offroad Arena, Pragiarolo · 9° round FIA European Autocross e Cross Car Championship

A Maggiora non sono arrivati soltanto quattro vincitori: sono usciti dalla polvere quattro verdetti precisi, firmati sul notice board ufficiale la sera di domenica. Petr Nikodém, Jakub Novotný, Martin Kolomý e Yoann Gillouin hanno vinto le finali; alle loro spalle, le classifiche di campionato hanno preso una forma più netta prima delle tre trasferte conclusive.
Vettura di autocross sulla pista di Maggiora
Foto: ACI Sport, comunicato Maggiora 2026. Immagine collegata alla fonte originale.
SuperBuggyPetr Nikodém (CZE)
Buggy1600Jakub Novotný (CZE)
JuniorBuggyMartin Kolomý (CZE)
Cross CarYoann Gillouin (FRA)

La domenica che ha cambiato il tono del weekend

Il ritorno dell'Europeo al Pragiarolo era stato annunciato con la giusta enfasi: l'unica tappa italiana, il paese coinvolto dalla Notte Bianca, un paddock europeo riportato vicino a un pubblico che qui riconosce ancora le vetture prima delle livree. Ma in autocross una bella vigilia non basta a raccontare una gara. Servono le batterie, le semifinali, le finali e, soprattutto, il momento in cui i fogli vengono firmati. È lì che il rumore si trasforma in cronaca.

Il notice board Chronomoto dell'Autocross of Maggiora conserva entrambi i passaggi: i risultati provvisori usciti nel pomeriggio e le classifiche finali firmate alle 19:56 del 13 settembre. Non è una sottigliezza burocratica. Nelle ore di gara erano stati segnalati contatti e decisioni dei commissari; la classifica definitiva è quindi quella che merita di entrare nell'archivio, non la fotografia presa di corsa dopo la bandiera a scacchi.

La pista, lunga 886 metri secondo i documenti dell'evento, ha rimesso davanti nomi già pesanti nel campionato e ne ha rilanciati altri. Il risultato complessivo non è una favola con un solo protagonista: Nikodém ha aumentato il proprio margine in SuperBuggy, Novotný ha compiuto un sorpasso importante nella generale Buggy1600, Hanák ha conservato la leadership Junior nonostante la vittoria di Kolomý, mentre nel Cross Car la rimonta di Gillouin nella gara non basta ancora a cancellare il vantaggio di David Méat nel campionato.

Nikodém, sette giri per mettere quarant'anni di polvere in una riga

La finale SuperBuggy è stata la gara che tutti attendevano. Petr Nikodém l'ha vinta in 5'03"638, con Mike Bartelen a 1"809 e Robert Theuil a 2"480. I distacchi dicono che non è stata una fuga senza interlocutori: sette giri sulla terra di Maggiora, con Bartelen e Theuil abbastanza vicini da impedire al ceco di amministrare. Dicono anche che, quando il ritmo è salito, Nikodém ha saputo tenere la corsa sul binario giusto.

Il dettaglio più rivelatore sta nei parziali. Dopo un primo giro in 43"970, Nikodém è entrato subito nella zona bassa dei 42 secondi e ha fatto registrare il suo riferimento al sesto passaggio: 41"725. Bartelen ha risposto con 41"947 al sesto giro, Theuil con 41"909 al sesto. Non sono numeri da usare per costruire una leggenda artificiale, ma sono la misura della finale: tre uomini sotto i 42 secondi nel momento in cui la pista si è fatta più veloce e, insieme, più esigente.

Per l'Italia la pagina firmata conserva il sesto posto di Dino Semenzato, autore di una finale paziente dopo un avvio complicato: 5'26"640, davanti allo svizzero Josef Marty. È un risultato concreto, non una nota di colore. Semenzato era ottavo dopo il primo giro, ha rimesso in ordine la propria gara e ha raccolto 15 punti validi per l'evento. Più indietro, la classifica finale registra Davide Casarin all'undicesimo posto e Peter Stecca al diciassettesimo: anche questi sono dati utili per non raccontare la presenza italiana come una sola riga da podio mancato.

Il capitolo dei commissari è parte della gara, non un retrobottega. La classificazione firmata riporta l'annuncio di bandiera nera per Olivier Dufour; nella versione definitiva il francese è nono, mentre la graduatoria assorbe anche le posizioni di piloti rimasti senza giri utili in finale. Per questo abbiamo scelto di riportare la classifica firmata e non la prima tabella provvisoria: è una distinzione semplice, ma è il modo corretto di fare cronaca di una disciplina nella quale una decisione può cambiare un risultato fino a tarda sera.

Nel campionato Nikodém passa a 266 punti. Theuil è secondo con 226, Bartelen terzo con 199. Quaranta punti non sono un titolo già scritto, perché restano Saint-Igny-de-Vers, Mollerussa e Foz Côa, ma sono un margine che obbliga gli inseguitori a smettere di guardarsi soltanto fra loro. Theuil ha difeso una seconda posizione di grande peso; Bartelen ha fatto la sua parte con il podio. Entrambi, però, hanno visto il leader aggiungere il massimo punteggio di gara. È questo il vero verdetto di Maggiora nella categoria regina.

Novotný, Jaspers e Reding: una Buggy1600 che ha spostato la classifica

La Buggy1600 ha offerto forse il passaggio più netto dell'intero fine settimana. Jakub Novotný ha vinto in 5'20"330, davanti all'olandese Styn Jaspers, staccato di 1"342, e al lussemburghese Kenny Reding, a 6"215. È una finale leggibile già dal tabellino: Novotný ha chiuso con tre giri consecutivi sotto i 44"1, mentre Jaspers ha trovato il proprio miglior parziale in 43"481 all'ultimo giro senza riuscire a ricucire il distacco.

La vittoria è stata importante anche per la maniera in cui è arrivata. Il ceco non ha costruito il vantaggio in un unico episodio: ha guidato una gara regolare, ha abbassato progressivamente i tempi e ha tenuto Jaspers nella zona in cui inseguire costa sempre qualcosa. Reding ha completato il podio con una prova solida, ma il confronto fra i primi due ha lasciato la sensazione di una finale fatta di ritmo e precisione più che di attese altrui.

La cronaca italiana qui ha un riferimento preciso: Mattia Grasselli ha chiuso ottavo nella classifica firmata e ha ottenuto 13 punti di evento; Gabriele Zoppetti è sedicesimo. Non sono piazzamenti da gonfiare, ma sono parte di un quadro europeo nel quale ogni presenza al via ha il proprio peso. Grasselli è rimasto classificato pur senza completare giri in finale, dopo avere raggiunto la fase decisiva. Chi guarda solo la fotografia del podio perde la strada percorsa per arrivarci.

Il cambio più significativo è nella classifica generale. Novotný, con i 25 punti di Maggiora, sale a 229; Malone Feuillade resta secondo con 214, René Mandel terzo con 204. Prima della gara piemontese il francese era davanti; dopo la finale firmata, il ceco ha 15 punti di vantaggio. Questo non trasforma la Buggy1600 in una stagione risolta. Feuillade e Mandel hanno ancora spazio per ribaltare la scena, ma la pressione ha cambiato direzione: sarà Novotný a partire per le ultime tre prove con la responsabilità di difendere, non più soltanto con la necessità di rincorrere.

È questa una delle ragioni per cui Maggiora va conservata nel racconto del 2026. Non perché ogni gara debba diventare una svolta epocale, ma perché qui un pilota ha trasformato una finale in un cambio al vertice. In una stagione a dodici round, lo si può misurare senza retorica: 25 punti assegnati a Novotný, 9 a Feuillade, e una generale riscritta.

Kolomý vince la JuniorBuggy, Hanák salva il comando

Nella JuniorBuggy Martin Kolomý ha firmato una vittoria perfetta per chiarezza, non per distacco enorme. Il ceco ha chiuso i sette giri in 5'27"210; Eliška Plná ha seguito a 1"369, Ladislav Hanák a 2"132. Dietro i primi tre, Conrad Theodor Bahlsen, Tinus Franssen e Vojtěch Luňák hanno completato una finale nella quale nessuno poteva concedersi un passaggio distratto.

Il tabellino consegna un dato bello da leggere e difficile da ottenere: Plná ha fatto segnare il giro più rapido della finale, 44"850, ma Kolomý è rimasto davanti grazie alla costruzione dell'intera corsa. È la differenza fra la prestazione secca e la gara: chi guarda soltanto il giro migliore non vede i sette passaggi che formano il risultato. Kolomý ha messo insieme 45"123, 45"214 e 45"199 nei giri centrali e conclusivi, un passo che non ha lasciato molto spazio alla rivale.

La bandiera nera indicata nella classifica definitiva per il numero 208 ricorda, ancora una volta, che il documento firmato è la sola base sicura per il resoconto. Bahlsen rimane quarto, Hanák terzo, Luňák sesto. Qui non serve sovrapporre ipotesi ai fatti: il documento pubblicato dai commissari stabilisce l'ordine, ed è quello che riportiamo.

Il vero nodo è però il campionato. Hanák conserva il primo posto con 230 punti; Luňák è secondo a 225. Il margine è di cinque punti, non più il filo di un solo punto che aveva dato tono alla vigilia, ma non è nemmeno un vantaggio che permetta al leader di respirare. Plná sale a 200, Kolomý a 178. Il vincitore di Maggiora ha ridotto un distacco importante, mentre Hanák ha limitato il danno con un podio e Luňák, sesto in finale, ha lasciato sul Pragiarolo una parte della sua occasione.

Questa è la categoria da seguire nelle ultime tre gare con il taccuino aperto. L'ordine del campionato non coincide con quello della finale; proprio per questo il suo racconto resta vivo. Hanák ha il vantaggio, Luňák ha il contatto, Plná ha un passo da vincitrice di giro e Kolomý ha appena ricordato a tutti che una gara può cambiare il tono dell'inseguimento. È un quadro sportivo concreto, non un artificio promozionale.

Gillouin riapre la porta, ma Méat resta il riferimento del Cross Car

La finale Cross Car ha avuto un vincitore francese e una conseguenza più larga del podio. Yoann Gillouin, su Rapace X-Evo, ha chiuso in 5'19"721; lo spagnolo Iván Piña Chinchilla è secondo a 2"239, David Méat terzo a 3"737. Vincent Mercier, l'altro uomo di testa della generale, ha terminato quarto. In sette giri Gillouin ha dato alla propria gara un ritmo che gli altri hanno potuto sfiorare ma non rovesciare.

Il suo giro più rapido, 44"178 al terzo passaggio, ha indicato il punto in cui la finale ha preso una direzione. Piña Chinchilla ha risposto con 44"344 al sesto; Méat con 44"619 all'ultimo. Ma l'ordine complessivo è rimasto quello della bandiera: Gillouin primo, Piña secondo, Méat terzo. I distacchi piccoli sono la parte spettacolare; il modo in cui vengono distribuiti lungo la corsa è la parte che merita attenzione.

La classifica del campionato, dopo il nono round, evita qualsiasi lettura frettolosa. Méat guida con 254 punti, Piña Chinchilla ne ha 228, Mercier 209. Gillouin, pur vincendo a Maggiora, è sesto a 104. La sua vittoria vale quindi molto per il fine settimana e per il prestigio sportivo, ma non cancella la continuità accumulata da Méat nelle otto prove precedenti. È esattamente il genere di distinzione che una cronaca deve fare: celebrare una finale senza confonderla con un titolo.

La presenza italiana ha avuto il volto di Matteo Grieco, diciannovesimo nella pagina firmata. Non è un dato da nascondere e non è un risultato da travestire: va letto nel contesto di una categoria con una punta internazionale molto fitta. Il Cross Car di Maggiora ha dato al pubblico una buona lezione di proporzioni: una gara può essere incerta fino all'ultimo giro e, al tempo stesso, un campionato può restare governato dalla regolarità di chi arriva davanti quasi ogni volta.

Tre viaggi ancora, nessun punto in regalo

Il calendario FIA porta ora il campionato a Saint-Igny-de-Vers, in Francia, dal 18 al 20 settembre; seguiranno Mollerussa, in Spagna, dal 9 all'11 ottobre, e Foz Côa, in Portogallo, dal 16 al 18 ottobre. Sono le tre gare rimaste dopo il nono round, non un elenco ornamentale. Per Nikodém sono tre occasioni per trasformare quaranta punti in certezza; per Theuil e Bartelen sono tre possibilità di obbligarlo a fare i conti con la pressione. Per Novotný sono tre trasferte da affrontare con una leadership nuova e fragile; per Hanák e Luňák è un campionato che può continuare a cambiare con il valore di una finale.

Il sistema dei punti è già visibile nella tabella firmata: ogni round accumula prestazioni e piazzamenti, con gli scarti previsti dal regolamento. È perciò sbagliato leggere la somma come una classifica immobile. Ma è altrettanto sbagliato ignorare i margini reali. A Maggiora i leader hanno guadagnato o difeso qualcosa di misurabile: Nikodém ha portato a 40 punti la distanza da Theuil; Novotný ha superato Feuillade; Hanák ha salvato una leadership corta; Méat ha concesso un po' di terreno ma conserva 26 punti su Piña Chinchilla.

Per l'appassionato italiano resta anche un altro bilancio. Maggiora ha mostrato che la pista non è solo un pezzo di calendario da aspettare un anno. È un luogo capace di ospitare il livello europeo, con i suoi documenti, le sue decisioni e il suo pubblico. Il valore della tappa si vede nelle finali, ma anche nel fatto che i risultati siano disponibili, firmati e consultabili: l'autocross ha bisogno di passione, ma ha bisogno pure di memoria precisa. Questa pagina prova a fare entrambe le cose.

Nota di metodo. Risultati e punti citati sono tratti dalle classifiche finali e dagli standings firmati da Chronomoto per il round di Maggiora, pubblicati il 13 settembre. Le informazioni successive alle verifiche di gara saranno eventualmente aggiornate soltanto se compariranno documenti ufficiali nuovi.